all face up

Sicurezza

Aftercare: cosa fare dopo, e perché conta quanto il durante

I dieci minuti dopo sono quelli che decidono la prossima volta.

Aggiornata il 18/09/20265 minuti

In breve

L'aftercare è la cura reciproca nei minuti che seguono un momento intimo: restare vicini, coprirsi, bere, dirsi qualcosa di buono, e più tardi parlarne. Nasce nelle pratiche BDSM, dove serve a rientrare da un'esperienza intensa, ma riguarda qualunque coppia: uno studio su coppie stabili ha trovato che la durata e la qualità dell'affetto dopo il sesso si associano a più soddisfazione sessuale e di relazione, anche a mesi di distanza. È anche il momento in cui si dicono le cose che durante non si riescono a dire.

Quasi tutto ciò che si legge sull'intimità riguarda il prima e il durante. La parte di cui non parla nessuno è quella che viene dopo: i dieci minuti in cui si decide se quella cosa è stata bella davvero, e se se ne potrà rifare un'altra.

Cos'è l'aftercare?

È l'insieme di gesti e parole con cui due persone si prendono cura l'una dell'altra subito dopo. Il nome viene dalle pratiche BDSM, dove è una regola esplicita: dopo una scena intensa si esce dai ruoli, si slega, si copre, si sta vicini finché il corpo non torna dov'era. Ma il principio non ha niente di specialistico — vale dopo una cosa nuova, dopo una cosa normalissima, e soprattutto dopo una cosa andata a metà.

Serve anche se non facciamo niente di estremo?

Sì, ed è misurato. Uno studio su coppie stabili — prima un'indagine su 335 persone, poi un diario quotidiano su 101 coppie con verifica a tre mesi — ha trovato che la durata e la qualità dell'affetto scambiato dopo il sesso si associano a una maggiore soddisfazione sessuale, e attraverso quella a una maggiore soddisfazione di coppia. Non era il sesso a fare la differenza: era quello che succedeva subito dopo.

C'è una ragione semplice: dopo si è più aperti e meno difesi che in qualunque altro momento della giornata. Chi resta, in quei minuti, dice qualcosa; chi si alza subito per il telefono dice qualcos'altro. Nessuno dei due intende dirlo, ma arriva lo stesso.

Cosa si fa, in pratica?

  1. Prima il corpo. Coprirsi, bere, mangiare qualcosa di dolce se c'è stato un dispendio vero, andare in bagno. Il corpo dopo un momento intenso perde calore e zuccheri, e il malessere fisico si confonde facilmente con il malessere emotivo.
  2. Restare in contatto. Un braccio addosso, la schiena contro il petto, una mano. Serve poco e serve subito: è il segnale che non è finito tutto insieme all'atto.
  3. Dire una cosa buona. Una, concreta, su ciò che è appena successo: «mi è piaciuto tantissimo quando…». Non un giudizio complessivo — un dettaglio. Vale più di dieci complimenti generici.
  4. Niente analisi, non adesso. «Allora, com'è andata?» detto a caldo mette in imbarazzo e produce risposte di cortesia. La conversazione seria si fa il giorno dopo, a vestiti addosso.
  5. Tornare sé stessi, se c'erano dei ruoli. Chiamarsi per nome, accendere una luce, dire una banalità: sono i segnali che il gioco è chiuso. Dopo una scena con ruoli di potere, questo passaggio non è facoltativo.

Anche «cosa vorrei dopo» è una cosa da dirsi prima: rispondete separati, guardate insieme.

E se uno dei due ha bisogno di stare solo?

Capita, ed è legittimo: c'è chi dopo ha bisogno di contatto e chi di cinque minuti d'aria. Il problema nasce solo quando non è stato detto prima, perché allora l'altro lo legge come una fuga. Si risolve con una frase, detta in un momento qualsiasi: «io dopo ho bisogno di un po' di silenzio, non è contro di te». Da quel giorno lo stesso identico comportamento significa una cosa diversa.

L'aftercare quando è andata male

È il caso in cui conta di più. Se qualcosa non ha funzionato — ci si è fermati, è stato scomodo, uno dei due si è sentito a disagio — i minuti dopo decidono se quella cosa resterà un ricordo spiacevole o un esperimento riuscito a metà. Le regole sono le stesse, con due aggiunte: non si chiede spiegazioni («perché ti sei fermato?» può aspettare), e non ci si scusa a ripetizione, perché costringe l'altro a consolare voi. Basta restare, coprire, e dire che va bene così.

E il giorno dopo?

Il giorno dopo si parla, e la conversazione è corta: cosa ti è piaciuto di più, cosa rifaremmo, c'è qualcosa che cambieresti. Tre domande, in un momento neutro. È qui che l'aftercare diventa utile due volte: la prima perché ripara, la seconda perché è l'unico momento in cui le informazioni su cosa piace circolano davvero — e la comunicazione su questi temi, dicono gli studi, è associata a tutto ciò che una coppia vuole.

Tre cose che si pensano, e non sono vere

In tre righe

  • — Prima il corpo: coprire, bere, restare in contatto.
  • — Una cosa buona e concreta subito; l'analisi il giorno dopo.
  • — Conta ancora di più quando è andata male.

Domande frequenti

Cos'è l'aftercare?
La cura reciproca nei minuti dopo un momento intimo: restare vicini, coprirsi, bere, dire qualcosa di buono, e — se c'erano dei ruoli — uscirne chiaramente. Il termine viene dal BDSM ma la pratica vale per qualsiasi coppia.
Quanto deve durare?
Non c'è una misura: nello studio che l'ha esaminato contavano sia la durata sia la qualità dell'affetto scambiato. Dieci minuti fatti bene valgono più di mezz'ora distratta.
Serve anche dopo una cosa semplice?
Sì. L'intensità dell'atto conta meno dell'apertura del momento: subito dopo si è meno difesi che in qualunque altro momento, e ciò che si dice lì pesa di più.
Io dopo ho bisogno di stare solo. È un problema?
No, se lo dite prima e fuori dal momento: «dopo ho bisogno di un po' di silenzio, non è contro di te». Quello che ferisce non è l'allontanarsi, è non sapere perché.
Cosa faccio se ci siamo fermati a metà?
Restare, coprire, dire che va bene così. Niente domande sul perché e niente scuse a ripetizione: le spiegazioni, se arriveranno, arrivano il giorno dopo.

Fonti

  1. Muise A., Giang E., Impett E.A. (2014). Post Sex Affectionate Exchanges Promote Sexual and Relationship Satisfaction. Archives of Sexual Behavior, 43, 1391–1402.
  2. Mallory A.B., Stanton A.M., Handy A.B. (2019). Couples' Sexual Communication and Dimensions of Sexual Function: A Meta-Analysis. The Journal of Sex Research, 56(7), 882–898.

Questa guida è informativa e non sostituisce il parere di un professionista. Se nella coppia c'è pressione, paura o coercizione, non è una questione di comunicazione: rivolgetevi a una persona qualificata.

Continua

SicurezzaDire no a metà strada, senza chiudere il discorsoFermarsi durante, come dirlo, come accoglierlo: il consenso che si può ritirare.SicurezzaSafeword: cos'è, come si sceglie e come si usa in coppiaLa parola di sicurezza e il sistema del semaforo, spiegati per chi comincia.ParlarneCome chiedere al partner cosa gli piace (e avere una risposta vera)Perché la domanda diretta non funziona e le quattro forme che funzionano.

Rispondete separati, scoprite insieme.

Gratis, anonimo, senza registrazione.

Aftercare: cosa fare dopo, e perché conta quanto il durante — All Face Up