Sicurezza
Foto e video intimi in coppia: consenso, conservazione, legge
Un'immagine fatta in due resta di due. Anche dopo.
In breve
Le foto e i video intimi fra partner sono legali e, fatti con consenso, possono essere una bella parte dell'intimità; il rischio non è farli, è dove finiscono. Prima si concorda chi li tiene, dove e per quanto; si preferiscono dispositivi protetti e si evitano i backup automatici; si cancellano quando uno dei due lo chiede. In Italia diffonderli senza il consenso della persona ritratta è reato (art. 612-ter c.p., da uno a sei anni), con pena aumentata se a farlo è il partner o l'ex; chi teme una diffusione può chiedere aiuto al Garante della privacy.
Fotografarsi, filmarsi, mandarsi un'immagine durante la giornata: per molte coppie è una parte normale dell'intimità, e non c'è niente di male. Ma un'immagine digitale ha una proprietà che un ricordo non ha: si copia, si sposta e sopravvive alla relazione. Per questo vale la pena decidere alcune cose prima, a mente fredda.
Cosa si concorda prima?
- Se farle, una per una. Il consenso a una foto non vale per tutte le foto, e il consenso a una foto non vale per un video. «Posso?» prima di ogni scatto è una domanda che non rovina niente.
- Chi le tiene. Tutte e due le persone, una sola, nessuna dopo averle guardate insieme. Vale la pena dirlo esplicitamente: è la decisione che conta di più.
- Dove. Non nella galleria principale del telefono, che si sincronizza con il cloud e compare quando si mostrano le foto delle vacanze.
- Il viso. Molte coppie scelgono di non inquadrarlo, o di non inquadrare tatuaggi e segni riconoscibili. Non per sfiducia: perché un'immagine senza volto, se mai uscisse, fa molto meno danno.
- Cosa succede se uno dei due cambia idea. La risposta giusta è una sola, e conviene dirla prima: si cancella, subito, senza discutere. Il consenso è reversibile anche per le immagini.
Come si conservano in modo sicuro?
Le regole pratiche sono poche. Telefono con blocco a codice o biometrico. Backup automatico sul cloud disattivato per quella cartella, o una cartella nascosta e protetta, come quelle che offrono i principali sistemi operativi. Niente invio attraverso app che salvano tutto in chiaro sui server; se proprio si mandano, meglio app con cifratura end-to-end e messaggi a scadenza. E un'abitudine semplice: rivederle ogni tanto e cancellare ciò che non serve più.
Attenzione a due trappole comuni: il computer di famiglia o di lavoro, dove i file si sincronizzano senza che nessuno se ne accorga, e il telefono vecchio venduto o regalato senza averlo riportato alle impostazioni di fabbrica.
Anche «foto e video» è una delle carte: scoprite se vi va a tutti e due, prima di parlarne.
Cosa dice la legge?
In Italia la diffusione non consensuale di immagini intime è un reato specifico dal 2019, introdotto dalla legge nota come «Codice rosso»: l'articolo 612-ter del codice penale punisce chi, dopo averle realizzate o sottratte, invia, consegna, pubblica o diffonde immagini o video sessualmente espliciti destinati a restare privati, senza il consenso delle persone ritratte. La pena è la reclusione da uno a sei anni e una multa da 5.000 a 15.000 euro.
Due punti che contano per le coppie. Primo: è punito anche chi le immagini le ha solo ricevute, se le diffonde per fare del male alla persona ritratta. Secondo: la pena è aumentata se a diffonderle è il coniuge, anche separato o divorziato, o una persona che è o è stata legata alla vittima da una relazione affettiva, e se lo fa con strumenti informatici. Cioè esattamente il caso dell'ex che «si vendica».
E se temo che vengano diffuse?
Il Garante per la protezione dei dati personali ha un canale apposito, sulla pagina gpdp.it/revengeporn: chi ha motivo di temere che proprie immagini intime vengano pubblicate senza consenso può segnalarlo, e il Garante, dopo le verifiche, può chiedere alle piattaforme che hanno aderito di bloccarne la diffusione. Se la diffusione è già avvenuta, si conserva ogni prova — screenshot con data, link, nomi degli account — e si sporge denuncia alla Polizia postale o ai Carabinieri. Non si risponde a chi minaccia e non si paga nessun riscatto.
Tre cose che si pensano, e non sono vere
- «Se me l'ha mandata, è mia.» L'immagine è di chi è ritratto, non di chi la riceve. Il consenso a mandartela non è consenso a farla vedere ad altri.
- «Tra noi non succederà mai.» Non serve la cattiveria perché un'immagine esca: bastano un telefono perso, un backup condiviso, un amico che scorre la galleria. Le precauzioni servono soprattutto per questi incidenti.
- «Mandarle in una chat che si cancella è sicuro.» Uno screenshot aggira qualunque timer. I messaggi a scadenza riducono il rischio, non lo azzerano.
In tre righe
- — Si concorda prima: se, chi le tiene, dove, e che si cancellano se uno lo chiede.
- — Fuori dalla galleria e dal backup automatico; meglio senza volto.
- — Diffonderle senza consenso è reato (art. 612-ter c.p.); il Garante ha un canale di aiuto.
Domande frequenti
- È legale fare foto intime con il partner?
- Sì, fra adulti consenzienti. È reato diffonderle senza il consenso di chi è ritratto: l'art. 612-ter del codice penale prevede da uno a sei anni di reclusione e una multa da 5.000 a 15.000 euro.
- Cosa rischia un ex che pubblica foto intime?
- La pena dell'art. 612-ter è aumentata proprio quando a diffondere è il coniuge, anche separato o divorziato, o una persona che ha avuto una relazione affettiva con la vittima, e quando la diffusione avviene online.
- Come posso impedire che le mie foto vengano pubblicate?
- Se temete una diffusione, potete segnalarlo al Garante della privacy dalla pagina gpdp.it/revengeporn: dopo le verifiche, il Garante può chiedere alle piattaforme aderenti di bloccarne la pubblicazione.
- Dove conviene tenere le foto intime?
- In una cartella protetta e nascosta, con il backup automatico sul cloud disattivato, su un telefono con blocco a codice. Non nella galleria principale e mai su computer condivisi.
- Il partner mi chiede di cancellarle: devo farlo?
- Sì. Il consenso è reversibile anche per le immagini: se chi è ritratto chiede di cancellarle, si cancellano, senza discutere.
Fonti
- Codice penale, art. 612-ter — Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti (introdotto dalla L. 69/2019, «Codice rosso»).
- Garante per la protezione dei dati personali. Contro il revenge porn un canale di emergenza per le vittime potenziali.
- Planned Parenthood. Sexual Consent — la formula FRIES: freely given, reversible, informed, enthusiastic, specific.
Questa guida è informativa e non sostituisce il parere di un professionista. Se nella coppia c'è pressione, paura o coercizione, non è una questione di comunicazione: rivolgetevi a una persona qualificata.
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