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Parlarne

Come parlare di sesso con il partner senza imbarazzo

Il problema quasi mai è il desiderio. È chi lo dice per primo.

Aggiornata il 18/09/20265 minuti

In breve

Per parlare di sesso con il partner non serve coraggio: serve togliere alla conversazione la parte che costa. Non chiedete a bruciapelo «cosa ti piacerebbe?»; partite da una lista a cui rispondere ognuno per conto suo, confrontatevi dopo, e trattate ogni no come un'informazione e non come un giudizio. La ricerca collega in modo costante il parlarne alla soddisfazione sessuale e di coppia.

Nella maggior parte delle coppie non manca la voglia di dirsi le cose: manca un momento in cui dirle non costi niente. Chi parla per primo si espone, chi ascolta si sente misurato — e così la conversazione non parte, e le due liste restano in due teste separate.

Perché è difficile parlarne proprio con chi si ama?

Perché è la persona il cui giudizio pesa di più. Con un'amica si può dire qualunque cosa: se storce il naso, non cambia niente. Con il partner ogni frase sul desiderio sembra dire anche qualcosa sulla coppia — «non ti basto?», «da quanto ci pensi?», «perché non me l'hai mai detto?». Il desiderio, poi, sembra una cosa troppo personale per essere discussa: si ha l'impressione di consegnare qualcosa, non di raccontarla.

E c'è il silenzio, che sembra la scelta prudente e non lo è. Il desiderio non detto non sparisce: resta lì, e col tempo diventa più grosso da dire e più facile da rimandare.

Parlarne serve davvero, o è una cosa da manuale?

Serve, e i dati sono chiari. Una meta-analisi di 48 studi trova che la comunicazione sessuale nella coppia si associa a tutte le dimensioni della funzione sessuale — desiderio, eccitazione, orgasmo, meno dolore — e l'associazione è più forte nelle coppie sposate. In uno studio su oltre 38.000 persone in relazioni da almeno tre anni, parlare di sesso con il partner era fra i fattori più legati alla soddisfazione. Già uno studio del 1999 aveva visto che chi racconta al partner cosa gli piace e cosa no è più soddisfatto della relazione: un campione piccolo, ma la stessa direzione confermata da tutto ciò che è venuto dopo.

Sono associazioni, non ricette: nessuno può promettere che parlare aggiusti qualcosa. Ma non esiste uno studio che trovi il contrario.

Da dove si comincia?

Dalla cosa più facile, non dalla più importante. Tre modi, dal più leggero al più diretto.

  1. Non chiedete a bruciapelo. «Cosa ti piacerebbe?» a luce accesa è una domanda a cui si risponde «non so». Non perché non ci sia una risposta, ma perché darla costa. Una lista da cui scegliere, ognuno per conto suo, toglie la parte difficile: rispondere a un elenco non è parlare, è la scorciatoia che rende il parlare possibile.
  2. Rispondete prima, confrontate dopo. Le risposte date senza vedere quelle dell'altro sono le uniche davvero sincere: non si aggiustano sul partner, non si abbassano per prudenza, non si alzano per compiacere. Poi si guardano insieme, e si parla solo di ciò che c'è.
  3. Partite dal presente, non dal mancante. «Mi piace quando…» è una frase che nessuno teme di sentire. Dire cosa funziona già è il modo più semplice di aprire la porta su cosa potrebbe funzionare in più. Nel mazzo è la carta Dirsi cosa vi piace, ed è al primo livello per una ragione.

Scopritelo con chi ami: rispondete separati, poi guardate insieme.

Quali parole si usano?

Quelle che usereste per qualunque altra cosa. Né il gergo, che imbarazza, né il lessico da manuale di medicina, che raffredda. Se una parola vi mette a disagio, ditelo: «non so come chiamarla» è già una frase di coppia. E non serve un discorso: una frase corta e onesta, magari con una risata, funziona più di un ragionamento preparato.

Il tono lo dà chi ascolta più di chi parla. Qualunque cosa arrivi, la prima risposta utile è una sola: «grazie che me l'hai detto». Il resto si può dire dopo.

Cosa si fa con i no?

Si trattano come informazioni. Un no non chiude niente: dice dove sta il confine, che è esattamente ciò che serve sapere per muoversi dentro. Le coppie che se lo dicono con serenità scoprono che anche i sì diventano più credibili — nessuno dice sì per paura di deludere.

Il modo conta: la ricerca sui rifiuti nella coppia trova che un no rassicurante («non è per me, ma mi piace che tu me lo dica») lascia intatta la soddisfazione di entrambi, mentre un no ostile o sprezzante la abbassa. Il no, cioè, si può dire bene. E il forse va trattato con più cura di tutti: è la risposta di chi è curioso ma non pronto.

Tre cose che si pensano, e non sono vere

E se uno dei due proprio non vuole parlarne?

Non si forza. Si può proporre la forma più leggera — una lista da compilare ognuno per sé, senza sedersi a un tavolo — e lasciare che sia l'altro a scegliere quando guardare i risultati. Se il rifiuto di parlarne è totale e dura nel tempo, e pesa a uno dei due, è una cosa da portare a un sessuologo o a una terapia di coppia: non perché ci sia qualcosa di rotto, ma perché un terzo toglie il problema di chi parla per primo.

In tre righe

  • — Una lista è più facile di una domanda.
  • — Prima da soli, poi insieme.
  • — I no si rispettano, i forse si trattano con cura.

Domande frequenti

Come si inizia a parlare di sesso con il partner se non lo abbiamo mai fatto?
Dalla cosa più leggera: dire cosa piace di quello che c'è già. Oppure rispondendo ognuno per conto suo a una lista di possibilità e confrontandosi dopo, così nessuno parla per primo.
È normale sentirsi in imbarazzo dopo anni insieme?
Sì. L'imbarazzo non dipende da quanto ci si conosce ma da quanto conta il giudizio dell'altro, che con gli anni cresce invece di diminuire.
Il partner dice «va tutto bene» e chiude il discorso. Cosa faccio?
Non insistete nello stesso momento. Proponete una forma che non richieda di parlare — la lista — e ditegli che può guardare i risultati quando vuole. Se la chiusura dura mesi e vi pesa, un sessuologo è il passo giusto.
Parlarne può peggiorare le cose?
Una conversazione fatta male può ferire, sì: chiedere a bruciapelo, insistere dopo un no, leggere ogni risposta come un giudizio. Fatta con un minimo di metodo, gli studi la associano a più soddisfazione, non a meno.
Quanto spesso bisogna parlarne?
Non c'è una frequenza giusta. Molte coppie trovano utile un momento ogni tanto — una sera, una passeggiata — in cui è lecito dire cosa è piaciuto e cosa no, senza che sia un processo.

Fonti

  1. Mallory A.B., Stanton A.M., Handy A.B. (2019). Couples' Sexual Communication and Dimensions of Sexual Function: A Meta-Analysis. The Journal of Sex Research, 56(7), 882–898.
  2. Frederick D.A., Lever J., Gillespie B.J., Garcia J.R. (2017). What Keeps Passion Alive? Sexual Satisfaction Is Associated With Sexual Communication, Mood Setting, Sexual Variety, Oral Sex, Orgasm, and Sex Frequency in a National U.S. Study. The Journal of Sex Research, 54(2), 186–201.
  3. Byers E.S., Demmons S. (1999). Sexual Satisfaction and Sexual Self-Disclosure within Dating Relationships. The Journal of Sex Research, 36(2), 180–189.
  4. Kim J.J., Muise A., Sakaluk J.K., Rosen N.O., Impett E.A. (2020). When Tonight Is Not the Night: Sexual Rejection Behaviors and Satisfaction in Romantic Relationships. Personality and Social Psychology Bulletin, 46(10), 1476–1490.

Questa guida è informativa e non sostituisce il parere di un professionista. Se nella coppia c'è pressione, paura o coercizione, non è una questione di comunicazione: rivolgetevi a una persona qualificata.

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