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Le carte

Intimità in videochiamata a distanza: privacy, consenso e legge

Quando si è lontani lo schermo aiuta a sentirsi vicini. A patto di sapere cosa resta, e dove.

Aggiornata il 19/09/20265 minuti

In breve

Molte coppie a distanza usano messaggi, audio e videochiamate per mantenere anche l'intimità fisica. Le regole che contano sono tre: si concorda prima cosa si fa, non si registra né si salva nulla senza un accordo esplicito, e si protegge il telefono da notifiche e sguardi altrui. In Italia diffondere immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso della persona ritratta è un reato (art. 612-ter del codice penale), con pena più alta se lo fa un partner o un ex.

Lavoro in un'altra città, un periodo all'estero, turni che non coincidono: le relazioni a distanza sono più comuni di quanto si pensi. Per molte coppie la parte più difficile non è parlare, è restare vicini anche fisicamente. Lo schermo può aiutare, e porta con sé questioni che dal vivo non esistono.

Di cosa si parla, esattamente?

Di intimità a distanza in varie forme: messaggi allusivi durante la giornata, chiamate audio, videochiamate in cui ci si mostra e ci si parla. Per alcune coppie resta tutto a parole, per altre passa anche per l'immagine. Sono livelli diversi, e ognuno può scegliere dove fermarsi.

Cosa concordare prima?

  1. Il livello. Solo messaggi, solo voce, video: si parte dal più leggero e si sale solo se va bene a tutti e due.
  2. Il momento. Un messaggio intimo che arriva durante una riunione o mentre il telefono è in mano a un collega può mettere in grande difficoltà. Meglio stabilire orari o un segnale convenuto.
  3. Niente registrazioni, niente screenshot. Salvo un accordo esplicito e specifico, detto prima. Il consenso a una videochiamata non è consenso a essere registrati.
  4. Il diritto di chiudere. Chiunque può interrompere in qualsiasi momento, anche chiudendo la chiamata, senza dover spiegare.

Come si protegge la privacy?

Anche a distanza il quiz funziona uguale: rispondete separati, guardate insieme.

Cosa dice la legge italiana?

L'articolo 612-ter del codice penale, introdotto nel 2019 con il cosiddetto Codice Rosso, punisce chi invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video sessualmente espliciti destinati a restare privati senza il consenso delle persone rappresentate. La pena va da uno a sei anni di reclusione e da 5.000 a 15.000 euro di multa. È punito anche chi, avendo ricevuto quel materiale, lo diffonde per recare danno. La pena aumenta se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, da chi ha o ha avuto una relazione affettiva con la persona offesa, o attraverso strumenti informatici.

Chi teme che un proprio contenuto intimo possa essere diffuso può segnalarlo al Garante per la protezione dei dati personali, che ha una procedura dedicata e può intervenire sulle piattaforme. In caso di minacce o ricatti ci si rivolge alla Polizia Postale, anche online sul portale del commissariato di pubblica sicurezza.

E se dall'altra parte non c'è il partner?

La Polizia Postale segnala da anni un fenomeno chiamato sextortion: profili falsi che, dopo un periodo di conversazione, chiedono una videochiamata intima e poi minacciano di diffonderne le immagini se non si paga. I consigli ufficiali sono chiari: non condividere immagini intime con persone conosciute solo online, non pagare, conservare le prove e denunciare subito. Questa carta riguarda la coppia, e presuppone di sapere con certezza chi c'è dall'altra parte.

Come se ne parla in due?

Si propone fuori dal momento, in una telefonata normale: «ti andrebbe di provare anche così, quando ci manca stare vicini?». Aiuta dire subito quale livello si ha in mente e chiedere quale va bene all'altro. Un no alla videocamera può essere un sì agli audio, o ai messaggi. Il consenso, anche a distanza, deve essere libero, specifico e revocabile in qualsiasi momento.

In tre righe

  • — Si concorda prima il livello: messaggi, voce o video.
  • — Niente registrazioni né screenshot senza accordo esplicito; attenzione a notifiche e backup.
  • — Diffondere immagini intime senza consenso è reato (art. 612-ter c.p.).

Domande frequenti

È reato registrare una videochiamata intima con il partner?
Diffondere immagini o video sessualmente espliciti destinati a restare privati senza il consenso della persona ritratta è reato in Italia (art. 612-ter c.p.), con pena da uno a sei anni. Anche la sola registrazione senza accordo viola la fiducia su cui si regge la pratica.
Cosa fare se qualcuno minaccia di diffondere un video intimo?
Non pagare e non cedere, conservare le prove e denunciare alla Polizia Postale. Si può anche segnalare il rischio di diffusione al Garante per la protezione dei dati personali, che ha una procedura dedicata.
Come proteggere la privacy durante una videochiamata intima?
Disattivare le anteprime delle notifiche, controllare i backup automatici di foto e chat, evitare dispositivi condivisi e, se si preferisce, tenere il volto o elementi riconoscibili fuori dall'inquadratura.

Fonti

  1. Codice penale, art. 612-ter. Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti.
  2. Garante per la protezione dei dati personali. Revenge porn: la segnalazione al Garante (art. 144-bis Codice privacy).
  3. Polizia di Stato. Sextortion: come difendersi, i consigli della Polizia postale.
  4. Planned Parenthood. Sexual Consent — la formula FRIES: freely given, reversible, informed, enthusiastic, specific.

Questa guida è informativa e non sostituisce il parere di un professionista. Se nella coppia c'è pressione, paura o coercizione, non è una questione di comunicazione: rivolgetevi a una persona qualificata.

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