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Desiderio

Il desiderio dopo un figlio: cosa cambia dopo il parto

Il primo anno non è una pausa da superare in fretta. È un periodo con regole sue.

Aggiornata il 20/09/20266 minuti

In breve

Dopo il parto non esiste una data giusta per tornare ad avere rapporti: il servizio sanitario inglese dice che non ci sono regole, e che si ricomincia quando ci si sente pronti. Nel primo anno i problemi sessuali sono molto comuni — in uno studio su 484 donne al primo figlio li aveva l'83% nei primi tre mesi e il 64% a sei mesi — ma solo il 15% ne aveva parlato con un professionista. Il desiderio, poi, torna con tempi suoi, spesso più lenti del corpo: parlarne in coppia, togliere pressione e rivolgersi all'ostetrica o al medico quando c'è dolore o tristezza sono le tre cose che aiutano di più.

Intorno al parto si parla di tutto: la gravidanza, il travaglio, l'allattamento, il sonno del neonato. Del desiderio, quasi mai. Eppure è una delle cose che cambiano di più nel primo anno, e una di quelle su cui le coppie restano più sole.

Quando si può ricominciare?

Non esiste una data uguale per tutte, e diffidate di chi ne indica una. Il servizio sanitario inglese, l'NHS, lo dice in modo esplicito: non ci sono regole su quando riprendere ad avere rapporti dopo il parto, si ricomincia quando ci si sente pronte. Dipende da com'è andato il parto, da come procede la guarigione, e da come ci si sente. Se ci sono state lacerazioni, punti o un cesareo, la persona giusta a cui chiedere è l'ostetrica o il ginecologo che vi segue, non un articolo.

Una cosa invece vale per tutte e va detta chiaramente: secondo l'NHS si può restare di nuovo incinte già tre settimane dopo il parto, anche se si allatta e il ciclo non è ancora tornato. La contraccezione va pensata prima, non dopo.

Cosa dicono i numeri sul primo anno?

Che le difficoltà sono la norma, non l'eccezione. In uno studio londinese su 484 donne al primo figlio, sei mesi dopo il parto l'89% aveva ripreso ad avere rapporti. Ma l'83% aveva avuto almeno un problema sessuale nei primi tre mesi — secchezza, dolore, calo del desiderio — e a sei mesi era ancora il 64%, contro il 38% di prima della gravidanza. Il dato forse più importante è un altro: solo il 15% di chi aveva un problema ne aveva parlato con un professionista. Non perché fosse raro, ma perché nessuno lo chiedeva e nessuno lo diceva.

Perché il desiderio non torna insieme al corpo?

Per capire cosa vi va adesso, senza doverlo chiedere a fine giornata: rispondete separati, guardate insieme.

Cosa aiuta, in coppia?

  1. Parlarne prima di provarci. Chi ha partorito dice cosa si sente di fare e cosa no; chi ascolta non ha fretta. Una frase come «mi manchi, ma non ho energie» chiarisce più di mesi di silenzio.
  2. Il contatto che non chiede niente. Abbracci, una mano sulla schiena, dormire vicini. Se ogni carezza sembra l'inizio di una richiesta, chi è stanca impara a evitare anche quelle.
  3. Non aspettare la voglia. Per molte persone il desiderio non arriva prima: arriva dopo che qualcosa è cominciato, se il contesto è quello giusto. Un inizio leggero da cui ci si può fermare in qualsiasi momento funziona meglio di «hai voglia?».
  4. Andare piano, e fermarsi se fa male. Se fa male non è piacevole, e insistere insegna al corpo ad avere paura. Ci si ferma, senza discussioni, e se il dolore continua se ne parla con chi vi segue.

Quando sentire l'ostetrica o il medico

Se c'è dolore durante i rapporti che non passa, se la cicatrice o i punti danno fastidio, se ci sono sanguinamenti, perdite o problemi di continenza, se volete scegliere una contraccezione: l'ostetrica, il ginecologo o il medico di famiglia sono le persone giuste, e la visita dopo il parto è un buon momento per chiedere. Non è una domanda imbarazzante: è una delle più comuni.

E se la stanchezza si accompagna a tristezza, ansia o distacco che durano settimane, in chiunque dei due, si chiede aiuto. Secondo l'Istituto Superiore di Sanità si stima che una donna su cinque sviluppi problemi di salute mentale nel periodo perinatale, e che molti casi non vengano riconosciuti. Si curano, e prima si chiede, meglio è.

Tre cose che si pensano, e non sono vere

In tre righe

  • — Non c'è una data per ricominciare: si riparte quando ci si sente pronte.
  • — Nel primo anno le difficoltà sono comuni, ma quasi nessuno ne parla: parlatene.
  • — Dolore, contraccezione, tristezza che dura: ostetrica, ginecologo o medico.

Domande frequenti

Dopo quanto tempo dal parto si possono avere rapporti?
Non c'è una data uguale per tutte: secondo l'NHS non ci sono regole, si ricomincia quando ci si sente pronte. Dipende dal parto e dalla guarigione: per un'indicazione personale si chiede all'ostetrica o al ginecologo.
È normale non avere desiderio dopo il parto?
Sì, è molto comune. In uno studio su 484 donne al primo figlio, l'83% aveva avuto problemi sessuali nei primi tre mesi, compreso il calo del desiderio, e il 64% li aveva ancora a sei mesi.
Si può restare incinta mentre si allatta?
Sì. Secondo l'NHS si può restare incinte già tre settimane dopo il parto, anche allattando e senza che il ciclo sia tornato. La contraccezione si sceglie con l'ostetrica o il medico.
Perché ho dolore durante i rapporti dopo il parto?
Le cause possono essere diverse: la guarigione di una lacerazione o di una cicatrice, la secchezza dovuta agli ormoni e all'allattamento, la tensione. Se il dolore continua va detto all'ostetrica, al ginecologo o al medico.
Il desiderio del partner cambia anche lui?
Spesso sì: stanchezza, nuovo ruolo e carico di cura riguardano entrambi i genitori. Per questo conviene parlarne in due, invece di dare per scontato che il problema sia di una persona sola.

Fonti

  1. NHS. Sex and contraception after birth.
  2. Barrett G., Pendry E., Peacock J., Victor C., Thakar R., Manyonda I. (2000). Women's Sexual Health After Childbirth. BJOG, 107(2), 186–195. Indagine su 484 donne al primo figlio, sei mesi dopo il parto.
  3. Istituto Superiore di Sanità, EpiCentro. Depressione peripartum: le linee guida.
  4. Basson R. (2000). The Female Sexual Response: A Different Model. Journal of Sex & Marital Therapy, 26(1), 51–65.

Questa guida è informativa e non sostituisce il parere di un professionista. Se nella coppia c'è pressione, paura o coercizione, non è una questione di comunicazione: rivolgetevi a una persona qualificata.

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