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Parlarne

Domande da fare al partner per conoscere i suoi desideri

Le domande giuste non chiedono molto. Chiedono una cosa alla volta.

Aggiornata il 18/09/20266 minuti

In breve

Le domande funzionano quando salgono per gradi: si comincia da ricordi e preferenze facili e si arriva ai desideri solo dopo che parlarne è diventato normale. È il principio dell'esperimento delle 36 domande di Aron, che generava vicinanza fra estranei proprio grazie alla progressione. Qui ne trovate trenta divise in tre giri: si fanno a turno, si risponde per primi a ciò che si chiede, e si può sempre passare.

Chiedere «cosa ti piacerebbe?» a freddo non porta da nessuna parte. Chiedere venti cose piccole, in ordine, sì: alla ventesima siete in un posto in cui la domanda grossa si risponde da sola.

Perché le domande in scala funzionano?

Perché la confidenza si costruisce per reciprocità: io dico una cosa, tu ne dici una un po' più grande, e così via. È il meccanismo dell'esperimento più famoso sull'argomento, quello di Arthur Aron: due estranei che si facevano a turno 36 domande di intimità crescente per 45 minuti finivano più vicini di due estranei che avevano solo chiacchierato. Non erano le domande a essere magiche: era la progressione, e il fatto che rispondessero entrambi.

Sui desideri vale lo stesso, con una differenza: in coppia si parte da molto più vicini, e proprio per questo la domanda diretta spaventa di più. La scala serve a scaldare, non a conoscersi.

Le regole del gioco

  1. A turno, e rispondete anche voi. Ogni domanda che fate la rispondete anche voi, meglio se per primi. Senza questo diventa un interrogatorio, e l'interrogatorio chiude.
  2. Si può passare. Dichiaratelo prima: chiunque può dire «passo» su qualsiasi domanda, senza spiegare. È la libertà che rende sincere tutte le altre risposte.
  3. Non si commenta. Dopo una risposta si può chiedere «raccontami di più», non «davvero?!». Il tono di chi ascolta decide quanto sarà lunga la risposta successiva.
  4. Poche per volta. Cinque o sei domande a sera bastano. Va benissimo fermarsi a metà: sono più utili tre giri in tre settimane che venti domande in una notte.
  5. Fuori dalla camera da letto. A vestiti addosso, meglio fianco a fianco: in macchina, camminando, a tavola.

Primo giro: scaldarsi (niente di intimo)

Secondo giro: avvicinarsi

Se le domande sono troppe, c'è la versione facile: una carta alla volta, e si risponde separati.

Terzo giro: i desideri

E se non si riesce ad arrivare al terzo giro?

È il caso più comune, e non è un fallimento: il terzo giro chiede di dire ad alta voce una cosa che non si è mai detta, cioè esattamente la parte difficile. La scorciatoia esiste ed è la stessa da trent'anni nell'educazione sessuale: una lista di possibilità a cui ognuno risponde per conto suo, e che si confronta solo alla fine. Nessuno parla per primo, nessuno deve trovare le parole, e le domande del terzo giro si fanno da sole su ciò che avete detto tutti e due.

Serve davvero, o è un gioco?

Serve, ed è misurato: chi racconta al partner cosa gli piace e cosa no è più soddisfatto della relazione, e una meta-analisi di 48 studi trova la comunicazione sessuale associata a tutte le dimensioni della funzione sessuale. Le domande sono solo il modo più indolore di far partire quel racconto.

In tre righe

  • — In scala: prima ricordi, poi preferenze, poi desideri.
  • — A turno, rispondendo anche voi, con il diritto di passare.
  • — Cinque a sera bastano. Se il terzo giro non parte, usate una lista.

Domande frequenti

Quante domande si fanno in una sera?
Cinque o sei. Sono più utili tre serate corte che una lunga: ogni giro alza il livello di confidenza, e il livello si conserva fra una volta e l'altra.
E se il partner non vuole rispondere a una domanda?
Si passa, senza chiedere perché. Dichiararlo prima — «si può sempre passare» — è ciò che rende sincere le risposte che arrivano.
Funzionano anche per una coppia che sta insieme da molti anni?
Soprattutto. Dopo molti anni si sa tutto della vita quotidiana dell'altro e pochissimo dei suoi desideri, perché è l'unico argomento che non si aggiorna mai da solo.
Si possono fare per messaggio?
Le prime sì, e per alcune coppie è più facile. Le ultime meglio a voce: per iscritto non si sentono i toni e una risposta a metà sembra un rifiuto.
Da dove viene l'idea delle domande in scala?
Da un esperimento del 1997 di Arthur Aron: 36 domande di intimità crescente, fatte a turno da due estranei, producevano più vicinanza di una normale chiacchierata. Il merito non era delle domande ma della progressione e della reciprocità.

Fonti

  1. Aron A., Melinat E., Aron E.N., Vallone R.D., Bator R.J. (1997). The Experimental Generation of Interpersonal Closeness: A Procedure and Some Preliminary Findings. Personality and Social Psychology Bulletin, 23(4), 363–377.
  2. Byers E.S., Demmons S. (1999). Sexual Satisfaction and Sexual Self-Disclosure within Dating Relationships. The Journal of Sex Research, 36(2), 180–189.
  3. Mallory A.B., Stanton A.M., Handy A.B. (2019). Couples' Sexual Communication and Dimensions of Sexual Function: A Meta-Analysis. The Journal of Sex Research, 56(7), 882–898.

Questa guida è informativa e non sostituisce il parere di un professionista. Se nella coppia c'è pressione, paura o coercizione, non è una questione di comunicazione: rivolgetevi a una persona qualificata.

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